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Ecco perché lo Smart Working piace (tanto) ad aziende e dipendenti

Cresce il numero delle organizzazioni che favorisce lo Smart Working e, così facendo, aumenta la produttività dei dipendenti e riduce i costi degli spazi-ufficio. Merito di device sempre più potenti e sicuri, ma anche dei nuovi strumenti di Mobile Device Management

19-09-2018

Lo Smart Working è uno dei trend topic per i C level in azienda. Alcuni anni fa si parlava di “telelavoro”, ma il concetto del lavoro agile è, oggi, ben più ampio. Non una serie di incombenze da svolgere a distanza dalla sede centrale ma pur sempre in un ambiente definito, tipicamente una sede distaccata o la propria abitazione. Lo Smart Working rappresenta la possibilità di essere produttivi in qualunque luogo fisico – in un parco o al ristorante – con la garanzia di poter operare su dati e applicazioni aziendali nella massima sicurezza, non solo attraverso un desktop o un notebook ma, sempre più spesso, utilizzando tablet o smartphone personali. Proprio la possibilità data ai lavoratori di sfruttare per finalità di lavoro i device mobile più compatti e intuitivi sembra aver contribuito (non poco) alla diffusione del fenomeno Smart Working.

I numeri dello Smart Working in Italia


Le strategie di lavoro agile delle aziende italiane hanno subìto un’accelerazione con l’entrata in vigore della legge 81/2017 , che sancisce la parità di trattamento contrattuale tra i lavoratori tradizionali e smart worker, sia dal punto di vista economico che assicurativo.
Secondo i dati dell’ultimo Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano , nel Belpaese il lavoro agile è cresciuto lo scorso anno del 14% e oggi coinvolge circa 305mila addetti . Anche nella Pubblica Amministrazione questo modello guadagna consensi crescenti: secondo dati FPA, oggi oltre 4mila dipendenti pubblici operano già in remoto (800 in più rispetto al 2017) e il 5% delle amministrazioni ha in essere progetti strutturati di lavoro agile, il 4% lo pratica in modo informale mentre circa la metà (il 48%) è interessata alla sua introduzione nel prossimo futuro.

Anche le PMI si dimostrano sensibili al fascino dello Smart Working, con il 7% delle imprese che ha già in essere iniziative strutturate e un 15% che di fatto lo implementa pur senza aver formalizzato una strategia ad hoc.

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I benefici dello Smart Working

Secondo una ricerca di InfoJobs condotta su oltre 4mila organizzazioni del Belpaese, entro il 2020 lo Smart Working sarà una realtà per il 51% delle aziende italiane
I vantaggi ottenibili dall’introduzione dello Smart Working in azienda sono numerosi e rilevanti. Al miglioramento della produttività della forza lavoro si somma la riduzione dei costi legati alla gestione degli uffici. Secondo le evidenze dell’ultimo Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, l’incremento di produttività per ciascun lavoratore legato all’adozione di modelli maturi di lavoro agile è nell’ordine del 15%. Gli operatori che in Italia potrebbero fare Smart Working sono circa 5 milioni, il 22% del totale degli occupati. Al momento, però, la quota di quelli censiti è di 305mila persone, con il 36% delle aziende che ha già avviato progetti strutturati per rendere più flessibili spazi e orari di lavoro.
 I lavoratori “agili”, d’altro canto, apprezzano il miglior equilibrio tra vita privata e vita professionale (il cosiddetto work-life balance ) che lo Smart Working rende possibile. In particolare, la riduzione dei tempi e dei costi legati agli spostamenti, aspetto non banale che ha anche ricadute sociali non indifferenti, come l’alleggerimento del traffico su strada e il contenimento delle emissioni di CO2  .

 

Smart Working per attrarre i talenti

Oggi, secondo InfoJobs, lo Smart Working è anche una leva strategica per attrarre e fidelizzare i talenti migliori (79%) e un elemento differenziante in ottica di “employee branding”. Questo in passato valeva in particolar modo per i Millennials (nati tra i primi anni Ottanta e il Duemila), mentre oggi i benefici del lavoro agile sono apprezzati anche dai colleghi meno giovani (i cosiddetti “baby boomers”) che, secondo la stessa fonte, nel 51% dei casi lavorano già da remoto per metà della settimana lavorativa.

Lo Smart Working e gli aspetti organizzativi

Il passaggio a una nuova produttività, svincolata dalle logiche della scrivania e dell’ufficio, è legata anche a un cambio di rotta (non banale) per l’organizzazione tutta. Un impianto gerarchico, piramidale, fortemente verticalizzato mal si adatta a innescare i processi di trasformazione necessari per promuovere lo Smart Working. Una dimensione più collaborativa e un management che valorizza e premia il raggiungimento degli obiettivi più che le ore passate in ufficio, invece, sì.
Flessibilità di tempo e spazio di lavoro significa, in buona sostanza, fiducia nel lavoratore e nella sua capacità di sapersi autogestire. Ma significa anche adottare policy organizzative che incentivano la flessibilità di orario, di luogo e, perché no, la libertà di scelta degli strumenti tecnologici da utilizzare.

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Le tecnologie che abilitano lo Smart Working

A prescindere dal settore in cui opera un’organizzazione, la tendenza alla dematerializzazione e alla digitalizzazione ha contribuito ad abbattere molte delle barriere che, in passato, limitavano la libertà di tempo e luogo di lavoro, favorendo la diffusione dello Smart Working. A questi fattori si sommano i progressi ottenuti sul fronte della connettività mobile, con il 4G ormai disponibile in gran parte d’Italia, e quelli che hanno investito i device stessi: schermi sempre più ampi e dalla risoluzione sempre più elevata, che trasformano lo smartphone in uno strumento di lavoro altamente performante, con il quale è possibile rivedere presentazioni e utilizzare applicazioni analitiche di ultima generazione. Senza trascurare le nuove penne, utili per prendere appunti digitali come si farebbe con un tradizionale blocco notes cartaceo. La facilità d’uso di questi dispositivi, che utilizziamo molto spesso anche nella nostra vita privata, è la vera chiave di volta di questa nuova produttività individuale che svincola il lavoratore dall’obbligo di timbrare il cartellino o smarcare il badge.
Senza contare la possibilità, offerta dalle soluzioni di Mobile Device Management, di separare in modo efficace l’accesso e la gestione a dati e applicazioni personali e professionali. Tecnologie che permettono di ampliare e virtualizzare lo spazio di lavoro facilitando la comunicazione a distanza in tempo reale, la collaborazione a livello di team e la creazione di network professionali che non distinguono tra colleghi e consulenti esterni all’organizzazione.

 

Smart working e Mobile Device Management

Oggi l’ufficio si sposta sempre più spesso a casa propria, ma anche negli spazi di coworking o direttamente presso il cliente. Il punto di partenza è l’adozione di strumenti e tecnologie che abilitano nuove interazioni tra il dipendente, il manager o il personale commerciale e le applicazioni di lavoro. Tecnologie e strumenti mobile che, negli ultimi anni, sono divenuti sempre più sofisticati e sicuri.

L’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano evidenza che le soluzioni più diffuse a sostegno del lavoro agile sono quelle di accesso remoto ai dati da diversi device (95%), seguiti dalle iniziative di sostegno alla mobility, ovvero smartphone e tablet dotati di apposite app business (83%) e dai servizi di social collaboration (61%). Non è un caso che le strategie di utilizzo dei dispositivi personali per finalità di lavoro (BYOD, Bring Your Own Device), un tempo fortemente avversati in azienda rappresentino invece, oggi, il principale driver del lavoro agile.

Non esiste, quindi, Smart Working senza una strategia oculata di Mobile Device Management a livello aziendale che, secondo l’Osservatorio, è peraltro già presenti nel 14% delle organizzazioni. Gestire la mobility nel modo giusto è, dunque, una condizione indispensabile per le organizzazioni che vogliono dare slancio alle strategie di Smart Working.